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Michelangelo Buonarroti

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La Poesia ... di Michelangelo

Michelangelo Buonarroti

La poesia di Michelangelo è stata diversamente valutata, esaltata come manifestazione di umanità sublime o severamente limitata e posta su di un piano intermedio fra l'opera artistica e il documento biografico, respinta per la sua incompiutezza e fatica a dominare gli elementi letterari da cui frequentemente nasce. Indubbiamente le Rime occupano un posto di rilievo nel complesso della lirica cinquecentesca...


- Wikipedia
- Casa Buonarroti



michelangelo buonarroti


Dalla scoperta dell'autografia michelangiolesca della statua del papa (Giulio II), Antonio Forcellino, inizia una indagine approfondita degli scenari in cui venne concepita l'opera, a cui Michelangelo lavorò per quarant'anni definendola come la tragedia della propria vita, decifrando gli indizi ambigui di cui è disseminata.

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Cappella Sistina - Michelangelo Buonarroti

 

Nella primavera del 1508, Michelangelo accetta l’incarico di dipingere la volta della Cappella Sistina; accetta controvoglia, afferma di non essere un pittore e teme di allontanarsi troppo dal progetto in corso, quello della tomba di papa Giulio.

La cappella era stata costruita dallo zio di Giulio II, Sisto IV, intorno al 1475; ll programma iconografico insiste sulla superiorità della religione cristiana su quella ebraica, di Cristo su Mosè, del Nuovo Testamento sull’Antico.

cappella sistina

La volta della Cappella Sistina è il punto d’arrivo dell’attività giovanile di Michelangelo, cosi come il Giudizio Universale rappresenta il nucleo centrale della maturità. Tra le due opere il lungo periodo Fiorentino occupato dai progetti della tomba di papa Giulio, dalla facciata della sagrestia nuova di San Lorenzo, della Biblioteca Laurenziana e dai disegni per la fortificazione della città.

L’incarico del Giudizio Universale risale al 1533, ma M. inizia i lavori solo tre anni dopo: le lunette già dipinte in occasione della volta vengono distrutte assieme alla sottostante assunzione del Perugino, per non dover dare una limitazione che fingesse un quadro riportato.

Una delle opere più maestose e conosciute di Michelangelo sono gli affreschi della Cappella Sistina in Vaticano, commissionate del 1508 da Giulio II.

La Volta venne organizzata fingendo delle membrature architettoniche alle quali l’illusione prospettica conferisce un realismo sconcertante.

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Infatti essa si presenta attraversata in senso trasversale da arconi che appoggiano su una cornice corrente poco al di sopra delle vele triangolari e sorretta da pilastri che affiancano i troni di sette Profeti e cinque Sibille.

 


 

Gli arconi e la cornice ripartiscono la superficie centrale in nove riquadri con scene tratte dal libro della Genesi, cinque dei quali sono di dimensioni minori poiché lasciano spazio a dieci grandi coppie di Ignudi che reggono altrettanti medaglioni a monocromo con scene bibliche.

Nelle vele e nelle sottostanti lunette sono raffigurate le quaranta generazioni degli Antenati di Cristo, e infine, nei pennacchi angolari trovano posto le raffigurazioni di quattro eventi miracolosi fondamentali per la salvezza di Israele in pericolo (Giudittta e Oloferne, Davide e Golia, il Serpente di bronzo, la Punizione di Amon)

L’intera rappresentazione è caratterizzata da colori accesi e cangianti, distribuiti con grande libertà di accostamenti. Inoltre, come già detto precedentemente, la linea netta di contorno dei personaggi e dell’anatomia dei corpi, studiata quasi perfettamente, che rende i personaggi quasi aggettanti verso chi li guarda, come vere e proprie sculture.

Creazione di Adamo

La più giustamente famosa delle scene dipinte nei grandi riquadri della volta è quella della Creazione di Adamo. A destra notiamo Dio Padre in volo, sorretto da numerosi angeli ed avvolto da un manto rosa-violaceo che si gonfia al vento, richiamando il contorno di un cervello, simbolo su sapienza e razionalità.

A sinistra Adamo, disteso, si solleva attratto dalla potenza vitale che si sprigiona dalla mano destra di Dio. I due non si toccano, solo le loro dita si sfiorano, al centro della composizione, stagliandosi contro un cielo chiarissimo.

Sia qui che negli Ignudi, pare proprio che lo scopo dell’artista sia quello di dar vita al suo ideale estetico; realizzare corpi perfetti, proporzionati, atletici e maestosi nei quali si rifletta la bellezza stessa della divinità.